giovedì 19 settembre 2024

ECHI - acrilici su tela - 25x30 - 2023

Ad Agugliaro (VI) tra la campagna, si riflette sul canale Liona la " villa rustica"  Dal Verme, la "madre di tutte le ville venete", risalente al XV secolo. Un raro esempio di gotico veneziano in terraferma, purtroppo in precarie condizioni di stabilità. Tanto nella facciata posteriore che in quella anteriore spicca una bellissima trifora ad archi trilobati, al vertice dei quali è collocato un fiore, con eleganti colonnine e capitelli. Bellissima nella sua semplicità a pianta quadrata, tra i campi e l'acqua che scorre lenta e tranquilla, ad osservarla in silenzio si sente il vento che la accarezza e scuote le vesti dei fantasmi del passato.
 
IL CANOVA PERDUTO - acrilici su tela - 30x40 - 2023

Nonostante l'evidente cartello di "edificio pericolante", entrare nella villa dal Verme di Agugliaro è stata un'incontenibile necessità. Le stanze al pianoterra sono grigie e scarsamente illuminate da finestrelle che risaltano i calcinacci accumulati negli angoli e sul pavimento da anni di abbandono. La scala precaria e buia che porta la piano nobile è usurata dal tempo, ma risalendo l'oscurità è violentemente scacciata dalla luce forte che entra dalla trifora sul muro a nord e abbaglia creando un tris di luce dalla vaga forma di tre persone o tre fantasmi. Tre come le Grazie del Canova.




mercoledì 18 settembre 2024


 RICORDO DI RUDERI E PAPAVERI - acrilici su tela 40x50 - 2024

Resti di una casa di campagna che ancora affascinano. il sole trapassa con i raggi l'arco e penetra i muri crollati che si accumulano al suolo, tra sterpaglie ed erbacce, ma dona una luce poetica alle rovine che un tempo circondavano una famiglia e sembra ne faccia resuscitare le grida e le risa.
Un giorno d'estate, sul bordo frastagliato e pericolante dell'edificio, sono sbocciati, in fila come una cordata di piccoli scalatori, dei papaveri. Come un collier di rubini può impreziosire una scollatura così i petali rossi, lucidi e luminosi  hanno trasformato degli avanzi di abitazione, in qualcosa di speciale e lirico.

giovedì 12 settembre 2024

Un racconto ispirato dalle passeggiate sui Colli Berici scritto nel 2010:

A CACCIA DI ELFI PAPELFI

Il sentiero largo e dritto s'inoltrava in un boschetto di carpini e larici, abbandonando il largo spazio semicircolare adibito a campo coltivato di erba medica. Intorno la luce del sole faceva brillare come smeraldi le foglie e i fili d'erba mischiati a fiorellini multicolori che vibravano al nostro passaggio cadenzato da passi frettolosi e risa e grida in abbondanza.
Attraversato il prato, oltre il muro verde d'arbusti e rami intricati, tutto cadde nella penombra e le tinte divennero smorzate e oscurate da un invisibile velo grigio; zittirono le nostre voci e rallentarono i nostri passi. Si procedeva piano ora, attenti ai misteriosi ronzii e fruscii che d'improvviso si fecero non amichevoli.
L'erba era alta e secca, il sottobosco fitto e umido, ci inseguivano grilli e farfalle blu, bellissimi scarabei e coccinelle portafortuna, formando uno sciame d'insetti sempre più grande e da innocuo si fece minaccioso, o così ci parve.
I miei due figli, Ivan di dieci anni e William di otto, intimoriti si strinsero a me e l'allegria e l'entusiasmo di una solare passeggiata sui Colli Berici, divenne un viaggio verso l'ignoto e l'imprevisto. Davanti a noi  
procedeva lento e cauto Ivan e fu lui a scorgere per primo uno strano orecchio peloso color verde/grigio spuntare dietro un cespuglio di profumate rose selvatiche.
"Cos'è quello!" - gridò indicando un piccolo essere vivente che ora fuggiva inoltrandosi veloce nel sottobosco abbondante di pungitopo. I nostri sguardi si incrociarono e la meraviglia, la paura e la curiosità, ci paralizzarono sul posto. Colti di sorpresa tentennammo sul da farsi: 
"Ma allora esistono, il vostro bisnonno Attilio aveva ragione, qui tra i colli vive ben nascosta una particolare tribù di elfi berici, i Papelfi!" - Borbottai incredula spronando così la fantasia e il coraggio dei miei figli che sgranando gli occhi per la meraviglia, anziché impaurirsi intonarono un coro di: 
" Dai prendiamone uno, catturiamolo, vediamo com'è fatto"
Cosa aveva attirato l'interesse di quella strana creatura selvatica, spingendola ad avvicinarsi ed esporsi tanto da farsi scoprire; la risposta non tardò ad arrivare e fu William a scoprirlo quando disse:
"Mamma credo che all'elfo Papelfo  piacciano i pop-corn che mi sono portato per merenda, guarda di tutti quelli caduti per terra non ne è rimasto uno."
"Ben detto fratellino, li useremo come esca, costruiremo una trappola."
Fecero un piattino con delle larghe foglie fresche e lo riempirono di pop-corn mettendolo sotto un castagno selvatico, ci allontanammo quatti appiattendoci dietro un aggrovigliato cespuglio di rovo. Io tenevo aperta la borsa di tela, pronta ad insaccare la mitica creatura. Non stavano più nella pelle Ivan e William, ma mi balenò un dubbio, e se fosse feroce? Il pensiero non poté andare oltre perché la nostra preda uscì allo scoperto immobilizzandoci dalla meraviglia, era bellissima: alta non più di 20 centimetri con in testa un fiore giallo di tarassaco e intorno al volto una corolla di foglie d'ortica; gli occhi erano grandi e color delle viole e il viso pareva un'oliva, liscio e lucido; come vestito indossava un ingarbugliato ciuffo d'erba che lo rendeva buffo e rotondo, braccia e gambe assomigliavano a fragili steli di fiori che si muovevano con delicata armonia. Un improvviso " WOW!" di Ivan fece girare di scatto il piccolo elfo e fu allora che la sua dolce espressione divenne feroce mostrandoci dei canini affilati da sotto il naso aquilino e dalle sottili e piccole dita di muschio sfoderò lunghe unghie come artigli. Emise un grugnito e fuggì velocissimo nel bosco, lasciandoci lì a bocca aperta, tra paura ed incanto. 
Ritornammo sui nostri passi in silenzio ed amareggiati per la delusione. 
Ma ricordai che il bisnonno mi narrò anche di un'altra tribù di elfi nascosta sui Berici, simili ai sassi e che vivono immobili sotto grandi alberi, nemici degli elfi Papelfi, difficili da individuare ma molto saggi. Solo chi ha occhi aguzzi e orecchie acute riesce a percepirli. Questa sarà la nostra prossima avventura, ora era tempo di rientrare a casa.